Torna a casa Estrela

Sembrava un’impresa disperata. E in vece martedì scorso, per soli sette voti, il Parlamento europeo ha bocciato definitivamente la famigerata “risoluzione Estrela” (dal nome dell’europarlamentare portoghese che l’ha elaborata). Con 334 voti contro 327 (e con la benemerita astensione di 35 deputati socialisti e democratici, tra i quali gli italiani Patrizia Toia, Silvia Costa, David Sassoli, Mario Pirillo, Franco Frigo e Vittorio Prodi, tutti del Pd), è stata invece adottata la risoluzione alternativa del Partito popolare europeo.
15 AGO 20
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Sembrava un’impresa disperata. E in vece martedì scorso, per soli sette voti, il Parlamento europeo ha bocciato definitivamente la famigerata “risoluzione Estrela” (dal nome dell’europarlamentare portoghese che l’ha elaborata). Con la quale, nella forma giuridicamente non vincolante ma culturalmente “pesante” dei pronunciamenti di Strasburgo, per due volte si è cercato di accreditare una concezione della “salute sessuale e riproduttiva” nella quale aborto e fecondazione per le coppie lesbiche diventano diritti umani, così come l’educazione alla contraccezione dalla più tenera età, l’introduzione di corsi obbligatori sulla teoria del gender e la “rieducazione” degli insegnanti renitenti, con l’ovvio corollario della limitazione dell’obiezione di coscienza. Con 334 voti contro 327 (e con la benemerita astensione di 35 deputati socialisti e democratici, tra i quali gli italiani Patrizia Toia, Silvia Costa, David Sassoli, Mario Pirillo, Franco Frigo e Vittorio Prodi, tutti del Pd), è stata invece adottata la risoluzione alternativa del Partito popolare europeo, nella quale si afferma che “la formulazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole” rimangono di competenza degli stati membri. Respinta una prima volta il 22 ottobre, la risoluzione Estrela era tornata in Commissione e da lì era riemersa con modifiche risibili. La bocciatura di martedì è una vittoria della associazioni pro life, oltre che di quei deputati che non si sono arresi a chi sogna di condurre gli europei, in fila per due e a passo di marcia, nello spaventoso mondo dei “nuovi diritti”.